"Il Compagno segreto" - Lunario letterario. Numero 9, dicembre 2004                                         


Ogni scrittore, come ogni persona, ha le sue stelle d’orientamento, e a sua volta è stella (danzante?) per altri. 

Proviamo a segnalarne qualcuna

 

Cechov, Céline, Bulgakof, Benn: I medicamenta del dottor Scrittura

 


 

 

8. R. L. Stevenson 

 

 

 


 

“ha una provetta graduata?”

(R. L. STEVENSON, Lo strano caso del dott. Jekyll e del sig. Hyde).

 

“...mio marito fu particolarmente colpito da un articolo 

sul subcosciente che gli capitò di leggere su una rivista scientifica francese” 

(Nota introduttiva della Sig.ra Stevenson. La genesi del “Dottor Jekyll”, 1923)

 

 

Già nel Ladro di cadaveri (1881) si racconta il prezzo. 

L’avventura stessa nacque da patti diabolici, perché la luce sul tavolo settorio non separò mai del tutto eleganti ascetici medici rembrandtiani dall’ombra che da loro s’allungava fino ai  bassifondi criminali; e da lì oltre, nei cimiteri, dove i corpi da sezionare si raccattavano in segreto, trafugandoli dalle tombe profanate.

Una sala d’anatomia c’è anche nella casa-studio del dottor Jekyll (1886), ma è ormai deserta di studenti e disertata dal dottore, catturato dalla stravaganza forse folle della “medicina trascendentale”.

La scoperta di Jekyll è da fisica dei quanti: il corpo non esiste, la sua falsa evidenza, la sua “tremula immaterialità”, non è che il frutto di un’emanazione psichica: la psiche è la sola realtà, oltre che metafisica, medica. -  Il moderno è la capacità di intervenire chimicamente sul divino; la superstizione è sempre la stessa, quella del goethiano Apprendista Stregone che s’illuse che bastasse un potere semplice per mettersi al posto di Dio nel controllo delle cose.

La chimica fattura “la droga” che dovrebbe liberare Jekyll dalla sua “masnada di assassini(S. FREUD, Al di là dl principio di piacere), quel caos infero subìto  - nevrosi d’innocenza! - come la ferita immedicabile della “melma” e della “fogna”, della “polvere amorfa” e del “peccato”, inferta a unanima ossessivamente perfetta. 

Martire come il dott. Moreau di Wells dei suoi esperimenti, il tossico Jekyll annuncia, più che la psicanalisi che imparerà ad affidare tutto alla parola (vedi in Freud l’abbandono dell’ipnosi e della cocaina), le modernissime terapie che per  farmaci ben più svelti procacciano sollievi per l’anima infranta.

Jekyll è lavo tragico ben più del delirio fantamedico (?) del “Trattamento Ludovico”, a cui si sottopone l’Alex di Arancia a orologeria, che  del dottor S.: verboso collezionatore di “coscienze” come quella, a sua volta ben poco medicabile, di Zeno.


 

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