"Il Compagno segreto" - Lunario letterario.Numero 10, maggio 2005 

 


Degas Danza Disegno di Paul Valéry

 

6.  In francese

 

 


 

Tre caratteri distinguono in modo netto la lingua francese dalle altre lingue occidentali: il francese, parlato bene, quasi non canta. E’ un discorso dal registro poco esteso, una parola più piana delle altre. Inoltre: le consonanti in francese sono notevolmente addolcite; niente note dure o gutturali. Per un Europeo nessuna consonante francese è impossibile da pronunciare. Infine, le vocali francesi sono numerose e molto sfumate, formano una rara e preziosa collezione di timbri delicati che offrono ai poeti degni di questo nome dei valori che, giocati sapientemente, possono compensare il registro temperato e la generale moderazione di accenti della loro lingua. La varietà delle é e delle è - i ricchi dittonghi come questi: feuille, paille, pleure, toise, tien, ecc. -, l’e muta che a volte c’è e a volte quasi non si fa sentire, per non dire che scompare del tutto, e che produce tanti sofisticati effetti di silenzi elementari, oppure termina o prolunga tante parole con una sorta di ombra che una sillaba accentata sembra gettare dietro di lei - ecco dei mezzi la cui efficacia si potrebbe dimostrare attraverso un’infinità di esempi.

Se ne ho parlato, tuttavia, è solo per confermare  ciò che sostenevo poc’anzi: che la lingua francese deve essere classificata a parte: alla stessa distanza, dal punto di vista fonetico, dalle lingue cosiddette latine o romanze e dalle lingue germaniche.

In particolare, è significativo che la lingua parlata su un terreno intermedio fra l’Italia e la Spagna si contenga in un registro molto meno esteso di quello in cui si muovono le voci italiane e spagnole. Le sue vocali sono più numerose e più sfumate; le sue consonanti non hanno la forza né richiedono lo sforzo ad esse connesso nelle altre lingue latine.

La storia del francese ci fa conoscere a questo proposito cose curiose, che ritengo significative. Ci insegna per esempio che la lettera r, sebbene assai poco aspra i francese, dove non è mai né rotonda né aspirata, ha rischiato più volte di scomparire dalla lingua, e di essere sostituita, in virtù di un addolcimento progressivo, da un’emissione più agevole (la parola chaire è diventata chaise, ecc.).

(P. Valéry, Sguardi sul mondo attuale)


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