"Il Compagno segreto" - Lunario letterario. Numero 3, marzo 2003


 


 

11. La verità intorno a Sancho Panza (e a Gesù)

 

E’ un racconto del  1917.  Talmente breve che lo riportiamo tutto:

 

“Nel corso degli anni, durante le ore della sera e della notte, Sancho Panza, che però non se ne è mai vantato, procurò al suo diavolo, cui diede in seguito il nome di Don Chisciotte, una quantità di romanzi di cavalleria e di brigantaggio e riuscì ad allontanarlo da sé in maniera che questi, privo di controllo, compì le sue matte gesta, le quali però, in mancanza d’ogni oggetto prestabilito – che avrebbe dovuto essere appunto Sancho Panza -, non fecero del male a nessuno. Da uomo libero Rancho, imperturbabile e forse animato da un certo senso di responsabilità, seguì Don Chisciotte nelle sue scorribande e ne ricavò, sino alla sua fine, un grande e utile divertimento.”

 

Jung avrebbe trovato molto saggio questo rapporto di Sancho col suo diavolo. - Tre anni dopo, in una delle prime lettere a Milena (infatti si danno ancora del Lei), si legge un pensiero, sempre sulla faccenda dei propri “diavoli”, che assomiglia a questo Sancho Panza sagace prudente:

 

“L’uomo torturato dai suoi diavoli si vendica, appunto, insensatamente contro il prossimo. In tali momenti lei avrebbe voluto compiere una completa redenzione, e se non vi è riuscita dice di essere inutile. Chi può volere una cosa talmente sacrilega? Nessuno vi è mai riuscito, neanche, per esempio, Gesù. Egli poteva dire soltanto: “Seguimi” e poi quella grande cosa (che purtroppo cito erroneamente): agisci secondo la mia parola e vedrai che non è la parola di un uomo, ma la aprola di Dio. E i dèmoni li scacciava soltanto dagli uomini che lo seguivano. E nemmeno ciò a lungo andare perché, se si staccavano da lui, anch’egli perdeva efficacia e “utilità”. E’ vero che – questa è l’unica cosa che Le concedo – anche lui era soggetto alla tentazione.”