"Il Compagno segreto" - Lunario letterario. Numero 6, dicembre 2003


Ogni scrittore, come ogni persona, ha le sue stelle d’orientamento, e a sua volta è stella (danzante?) per altri. 

Proviamo a segnalarne qualcuna

 

Otto poesie di John Donne tradotte da Cristina Campo e  Patrizia Valduga

 

8. Ben (& Samuel)   Johnson

 


 

“Quel Donne, per non rispettare l’accento, meritava di essere impiccato”: occorre dir altro? - Forse la più famosa frase su John Donne, ed è d'un classicista contemporaneo, il poeta Ben Johnson.

Commenta Mario Praz nella sua Storia della letteratura inglese

“La sua forma è nervosa, dialettica, accidentata, e poté sembrare rozza (rugged) e stridente (harsh) ai classicisti, a cominciare dal contemporaneo Ben Johnson, che si lasciò sfuggire la memorabile frase (...). Ma certi spostamenti di accento e certi audaci usi di ictus secondari non erano dovuti a noncuranza o a ignoranza. Certe apparenti infrazioni d’accento e di ritmo non appaiono più tali quando sin tenga presente che l’unità della poesia di Donne non è il verso (ben pochi sono in lui i versi che posson citarsi staccati, come avviene invece di regola nel Petrarca e nei suoi abili imitatori), ma la strofa, e che le leggi che la regolano non sono tanto quelle del canto, quanto quelle d’un’appassionata dialettica.” 

 

Un'altra famosa stroncatura della maniera metafisica.” di - tra gli altri - John Donne fu questa di Samuel Johnson:  

“I poeti metafisici erano uomini dotti, e tutta la loro ambizione era quella di mostrare la loro dottrina; ma, risolvendosi malauguratamente a mostrarla in rima, anziché scriver poesia essi scrissero soltanto versi, e spesso versi tali da  sostener meglio la prova delle dita che quella dell’orecchio; ché la modulazione era sì imperfetta, che si scopriva che erano versi soltanto contandone le sillabe. 

Se il padre della critica ha giustamente chiamato la poesia téchne mimetikè, arte imitativa, codesti scrittori, senza che venga lor fatto gran torto, perderanno il diritto al nome di poeti, poiché non si può dire ch’essi abbiano imitato nulla; né hanno copiato la natura per rappresentar la vita, né hanno dipinto le forme della materia, né hanno raffigurato le operazioni dell’intelletto.”

(Prefazione alle Poesie di A. Cowley).


 

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