"Il Compagno segreto" - Lunario letterario. Numero 5, ottobre 2003

 

 

Interviste impossibili  di Giorgio Manganelli - Figure  


                                       


 

Dica 63 

“Non eravamo tutti d’accordo sul significato della parola “parola”. Ma eravamo tutti d’accordo che si scrive con le parole e non coi sentimenti.”

(La penombra mentale)

Il primo testo pubblico di Manganelli è la parodia di una conferenza, Iperipotesi, letto a Palermo al primo incontro del Gruppo 63.

Eco ricorda l’incontro come “una festa di paese, di cui fa parte chi è presente e partecipa dello spirito generale e del genius loci” (Sugli specchi, Bompiani 1985). C’erano Sanguineti, Guglielmi, Leonetti, Balestrini, Giuliani, Barilli, Eco, ecc…. posizioni diverse, presto anche antitetiche: più che altro tutti d’accordo su quello che non si vuole proprio più essere: tutti irreversibilmente schizzinosi verso le neo-Liala Cassola,  Moravia e Bassani: “nel nostro Gruppo non ci sono posizioni alternative ad altre, anche perché il Gruppo non ha un Manifesto, non ha una teoria, non ha mica un’ortodossia, è un club di persone irritate (…) no, di persone disoneste, altrimenti non ci sarebbe alcun motivo di fare un club” (Giorgio Manganelli in E. BATTISTI, Gli amici dissidenti. Il Gruppo 63 a Reggio Emilia, “Marcatrè” 1965).

L’importante è liberarsi da una zavorra ideologica, moralistica, perbenista, grevemente e arbitrariamente pedagogica:

“…dei nuovi romanzi edificanti, moralistici, od in qualche modo migliorativi della condizione umana, o testimonianze, a me non interessa niente (…) quando mi trovo di fronte ad un testo in cui predominano quelli che si possono chiamare i buoni sentimenti, debbo dire che provo una nausea profonda. Perché è evidente che si cerca di eludere il tema essenziale del lavoro artistico, si cerca di edificarmi, di farmi diventare migliore, cosa che a me non interessa fare, o che comunque ritengo che sia di mia competenza” (Ibid.).

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