"Il Compagno segreto" - Lunario letterario. Numero 10, maggio 2005

 


                    Degas Danza Disegno di Paul Valéry

 

 

7.  Versi, mica ciance

 

 

 


 

“ciò che è evidente non esiste” 

(P. Valéry, Quaderni, vol. I)

 

Ogni cosa del mondo è ignara, dormiente (sia Cartesio che Pascal non direbbero dell’intero universo: un solido nulla?), ed è pronta ad accogliere “le forze (…) applicate alla materia, per renderla adatta all’idea da imitare e all’uso previsto” (Eupalino); così l’architetto impedisce che “i massi di marmo muoiano sotterra componendovi impenetrabili notti” (ib.)

 

Almeno qui lo schema, come si vede, è platonico: dall’idea alla sua, più o meno entropica, imitazione nella materia. - Il linguaggio però a queste chirurgie recalcitra: essendo nato per altro, mercato& macello, non si presta, sgattaiola e si nega. Nato utile, viziato e vizioso, esiste – micidiale efficacia – per esigenze opposte e nemiche di quella poetica. Le parole per Valéry – tutto l’opposto per esempio di Céline - non cantano: sono calibani pratici, spicci, impenitenti, smaccatamente significativi. - Essendo mezzi con scopi sociali (persuadere, dichiarare, offendere, sedurre…), le parole devono essere disposte a quelle mille imprecisioni formali che permettono però che sia chiaro quanto serve il loro senso: tutt’un ondeggiare tra perifrasi, parafrasi, sintesi, sinonimi, definizioni... 

 

Il marmo di Eupalino e i colori di Degas, sono materia ancora intatta, ancora pura perché ancora non umana, ancora senza storia. Le parole invece sciamano ovunque già vecchie, già usate, già sbagliate. - Valéry vorrebbe essere come Michelangelo di fronte a un marmo nuovo, ma sa di essere come Duchamp: uno che ridispone cose già fatte e usate per altri scopi mai artistici: chissà se solo così restituibili a un qualche, foss’anche fittizio, mistero.

 


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